Olio e miele al Parco archeologico del Colosseo. La cultura passa anche attraverso la valorizzazione delle risorse della terra

20 Dicembre 2019

Non solo archeologia: il Parco del Colosseo è anche salute e benessere e il binomio passa non solo attraverso la conoscenza e il godimento della bellezza del paesaggio ma anche attraverso la produzione diretta di prodotti del proprio territorio.

Ed è con questo obiettivo che il PArCo ha portato avanti in questi ultimi mesi dell’anno una serie di progetti volti alla valorizzazione del patrimonio naturale e paesaggistico del colle Palatino con la cultura del km zero.

Palatinum: così si chiama l’olio extravergine frutto degli olivi che crescono sul colle, condividendo il terreno con la storia più che millenaria del luogo. “Il progetto, esito della collaborazione con Coldiretti Lazio e OP Latium, nasce per valorizzare il ruolo che l’agricoltura ebbe nell’antichità e che fu alla base della ricchezza materiale ed etica dei romani – dichiara Alfonsina Russo, Direttore del Parco archeologico del Colosseo -. Il recupero delle olive aggiunge al fascino paesaggistico, rappresentato dalle circa 200 piante di olivo presenti nel PArCo, anche l’intento virtuoso che tali prodotti non vadano perduti ma siano destinati a produrre qualità agricola e culturale attraverso un programma divulgativo aperto al nostro variegato pubblico, relativo alla produzione dell’olio, alle tecniche di coltivazione e alla sua evoluzione storica” – conclude Alfonsina Russo.

Forti di questo principio è stata accolta con entusiasmo l’idea di produrre anche il miele. Grazie al progetto GRABees, promosso dalla Associazione di Promozione Sociale Comitato Mura Latine a sostegno dell’apicultura urbana, è stata prodotta l’Ambrosia del Palatino, le cui arnie sono state posizionate lungo il percorso delle pendici meridionali del Colle, ricco di fiori e vegetazione mediterranea antichissima, le cui proprietà sono descritte da Plinio il Vecchio nella Naturalis Historia.

Dai testi antichi di grandi scrittori di arte agraria come Catone, Virgilio, Columella apprendiamo il ruolo importantissimo del miele, al quale gli antichi attribuivano un valore sacro e un’origine divina, elemento indispensabile nella cucina dei Romani, primo tra i dolcificanti antichi ma soprattutto utilizzato come conservante.

Con questa prima produzione il PArCo ha imbottigliato 120 litri di olio e 14 kg di miele, di cui è stata attentamente curata anche la grafica, grazie al coinvolgimento del fumettista e illustratore romano LRNZ Lorenzo Ceccotti che si è ispirato ad un antichissimo disegno di un pavimento musivo della Casa dei Grifi sul Palatino.