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A zonzo con Tarpea: la Basilica dei Santi Cosma e Damiano

Chi erano Cosma e Damiano?

Cosma e Damiano erano due gemelli, nati da una ricca famiglia che viveva in Arabia. Dopo aver studiato medicina in Siria, si dedicarono alla cura dei malati in Siria e nella vicina Cilicia, provincie dell’impero romano in Asia Minore.  I due fratelli erano medici diversi dal solito, molto amati dalla gente, perché curavano i loro pazienti senza farsi pagare neanche un soldo. Furono detti per questo Anàrgiri, dalla parola greca Anargyroi, che vuol dire “senza argento” o “senza soldi”.

Cosma e Damiano, però, non si limitavano a prestare le cure ai malati; la loro attività di medici itineranti divenne ben presto un modo anche per diffondere la carità e la parola di Gesù. Curavano quindi non solo il corpo, ma anche le anime di chi si rivolgeva a loro. Furono molti i pagani infatti che, grazie all’attività dei due fratelli, si accostarono alla religione cristiana.

Ma proprio per questo motivo i due fratelli finirono presto sotto la lente persecutoria dell’imperatore Diocleziano, per nulla tenero con i fedeli di religione cristiana, che nel 303 d.C. li fece arrestare in Cilicia e sottoporre a un atroce martirio.

Un fatto molto curioso accadde al momento della loro sepoltura, che per volere di Cosma sarebbe dovuta avvenire tenendo separate le due tombe. Bisogna sapere infatti che Cosma era ancora molto, ma molto, arrabbiato con il fratello per quella volta che Damiano accettò tre uova dopo aver curato un malato. Ma al momento della sepoltura, secondo la leggenda un cammello che era lì presente prese la parola per ricordare a tutti che Damiano aveva accettato l’offerta della contadina solo per non offenderla. Il cammello riuscì a essere molto convincente, e così i due fratelli gemelli furono sepolti uno affianco all’altro.

Dopo la loro morte, Cosma e Damiano divennero presto oggetto di grande devozione e da allora sono considerati i protettori dei medici e dei farmacisti.

 

La Basilica

La fama di Cosma e Damiano passò presto dal Vicino Oriente a Roma, dove papa Felice IV nel 527 dedicò loro questa splendida chiesa, che ottenne subito il titolo onorifico di Basilica minore, risultando la prima chiesa cristiana del Foro a essere allestita sfruttando un antico tempio romano.

 La chiesa divenne subito meta ambita di pellegrini bisognosi di cure per se stessi o per i parenti, tanto che fin dall’inizio i religiosi adattarono la basilica a vero e proprio luogo di cura e assistenza per malati.

Nella costruzione della chiesa, papa Felice IV sfruttò due edifici di età imperiale romana: la Biblioteca del Foro della Pace (I sec. d.C.), oggi visibile da via dei Fori Imperiali, e il cosiddetto Tempio di Romolo (IV sec. d.C.), sul lato verso il Foro Romano.

Il Tempio di Romolo era una sfarzosa costruzione a pianta centrale circolare che si apriva lungo la via Sacra, la via più importante del Foro Romano. Il papa fece unire i due ambienti e l’antico tempio circolare divenne così l’ingresso della chiesa per chi percorreva la via Sacra.

IL PRESEPE DELLA BASILICA DEI SS. COSMA E DAMIANO

In uno degli ambienti del chiostro dei SS. Cosma e Damiano è possibile visitare per tutto  l’anno uno dei presepi più belli e completi di Roma, fedele alla tradizione napoletana settecentesca.

Fu donato alla chiesa nel 1939 dai coniugi Cataldo, di origine partenopea, che vivevano a Roma proprio qui vicino, nei pressi dei Fori Imperiali. È un’opera di artigianato davvero straordinaria, realizzata da artisti esperti nell’arte del Presepe. La Natività è contornata da  personaggi popolari intenti nelle più varie faccende quotidiane.

Il PRESEPE/APPROFONDIMENTO

L’origine della tradizione di allestire il Presepe si deve a S. Gaetano di Thiene, in ricordo di un miracolo a lui accaduto: un giorno che lui era assorto nella preghiera, la Madonna gli pose in braccio il Bambino Gesù, cosicché lui lo potesse cullare. Così il Santo, all’inizio del 1500, decise di incentivare la rappresentazione della nascita di Gesù non solo nelle chiese, ma anche nelle case private, proprio per comunicare a tutti  la gioia che lui aveva provato.

Una delle caratteristiche del Presepe napoletano è proprio il suo essere una rappresentazione senza tempo, che rende ancora oggi la Nascita di Gesù un episodio attuale, inserito nella vita quotidiana di ogni uomo, un evento che può accadere davanti agli occhi di ognuno di noi. La tradizione napoletana, infatti, ha proprio la caratteristica di aggiornare continuamente la rappresentazione presepiale.

Nel corso del 1700 il Presepe si arricchì notevolmente, ospitando dei personaggi (pastori) di notevole altezza, alti intorno ai cinquanta centimetri. I personaggi avevano il corpo costituito da un manichino di stoppa con la testa, le mani e i piedi in terracotta. Le parti in terracotta venivano eseguite dai più importanti artisti dell’epoca, esperti nell’arte presepistica. Il corpo, poi, veniva rivestito con veri e propri abiti, le cui riproduzioni  sono  frutto di uno studio attento e minuzioso sui costumi e le tradizioni popolari dell’epoca.

L’attenzione  per la riproduzione dei veri costumi indossati dal popolo nel Settecento è frutto di una precisa scelta che riflette il pensiero Illuminista settecentesco. Gli artisti in questo periodo, infatti, pensavano che scopo dell’arte fosse quello di educare e far conoscere la realtà nei suoi multiformi aspetti, secondo i principi della conoscenza scientifica.

Nasce così in questi anni anche l’interesse per il costume popolare. Fu il re di Napoli Ferdinando IV di Borbone che, nel 1783, decise di incaricare due famosi pittori dell’epoca e li mandò in giro per il Regno delle Due Sicilie a riprodurre i costumi popolari indossati dagli uomini e dalle donne del regno. Queste riproduzioni avevano lo scopo di fornire dei modelli per le decorazioni delle porcellane di Capodimonte, la fabbrica di porcellane di proprietà della casa reale. La nuova ricerca sui costumi, però, costituì anche un ricco catalogo di fogge di vestiario che servì anche ai costumisti del Presepe.

Tranne alcune figure come la Madonna, S. Giuseppe e i Re Magi, infatti, tutti gli altri personaggi del presepe napoletano sono abbigliati con vestiti che riproducono esattamente le “vestiture” dei popoli del Regno delle Due Sicilie.

Il Presepe, poi, come puoi vedere in questo splendido esempio conservato nella chiesa dei SS. Cosma e Damiano, si arricchisce con la minuziosa cura dei particolari, nella riproduzione di quei piccoli oggetti di vita quotidiana che si definiscono appunto “minuterie”, e che lo rendono utile per documentare la vita di Napoli tra Seicento e Ottocento.

Il Presepe napoletano, con le sue scenografie e i suoi personaggi, ha la caratteristica di presentarsi come un percorso, rendendo evidente il senso del cammino e del viaggio che è proprio di ogni uomo, continuamente alla ricerca del senso della vita. Lungo questo percorso si incontrano dei personaggi e dei luoghi, che nel Presepe napoletano non possono mancare e che si ripetono sempre uguali, con il loro significato nascosto oppure aventi la funzione di annunciare o prefigurare la nascita di Gesù. Il pastore che dorme, per esempio, si incontra all’inizio di ogni Presepe napoletano e simboleggia l’annuncio della nascita di Gesù ai pastori che dormivano all’aperto, vegliando le loro greggi. Benino, così è chiamato  questo pastore, nella tradizione napoletana, è anche colui che sogna il presepe.

Un’altra scena che si incontra sempre nel Presepe di tradizione partenopea è la rappresentazione della locanda, che ci fa pensare all’albergo in cui Maria e S. Giuseppe non trovarono posto, tanto da essere costretti a far nascere il Bambino in una Stalla. E siccome al tempo della creazione del presepe napoletano, nel XVIII sec., questi erano considerati luoghi malfamati, la locanda vuole rappresentare anche i peccati degli uomini. E spesso, nella scena della locanda, i Napoletani sbrigliano la loro fantasia, collocando intorno al tavolo un gruppo di avventori e disponendo, all’interno e all’esterno della taverna, la raffigurazione di ogni tipo di cibaria che appaga la vista ed è immagine dell’abbondanza di cibo che, almeno a Natale, non dovrebbe mancare sulla tavola.

La Nascita di Gesù avviene quasi sempre all’interno di un “castello” cioè su un’altura decorata con colonne e ruderi antichi, simbolo dell’antica civiltà pagana che sarà soppiantata dalla nuova fede. Anche il Presepe di SS. Cosma e Damiano presenta una ricca scenografia di questo tipo, e forse l’artista che la realizzò ebbe presente gli antichi edifici del Foro Romano, visto che la famiglia che possedeva il Presepe vi abitava vicino.

Un altro elemento di questo immaginario viaggio è la rappresentazione del fiume, che rappresenta il passaggio dalla realtà quotidiana a una diversa dimensione, quella del divino. Nello stesso tempo l’impeto con cui scorre l’acqua può rappresentare un elemento pericoloso: per questo ci viene in soccorso il ponte, che unisce due zone che altrimenti non potrebbero comunicare. Il ponte è un altro elemento che non manca mai nel Presepe napoletano, così come non mancano mai le figure associate al fiume, il pescatore, simbolo del pescatore di anime, la lavandaia e il pozzo.

Un altro personaggio, che si ritrova sempre nel Presepe partenopeo è la zingara, che sa leggere il futuro e preannuncia il destino degli uomini; in questo caso la sua presenza è simbolo del dramma di Cristo. Infatti porta con sé un cesto di arnesi usati per forgiare i chiodi della crocefissione. A volte questo personaggio può assumere anche un aspetto più rassicurante e recare in braccio un bimbo in fasce, simbolo quindi della maternità pellegrina, come fu quella di Maria, nel viaggio verso Betlemme e poi verso l’Egitto e come nomadi sono gli zingari. La capacità di predire il futuro e il destino degli uomini la avvicina alla Sibilla, che la tradizione cristiana vuole che profetizzò le vicende della vita di Cristo.

I viaggiatori per eccellenza sono i Magi, che rappresentano il viaggio notturno della stella cometa che annuncia la Nascita di Gesù. I Magi tradizionalmente sono tre, probabilmente  erano dei viaggiatori sapienti  giunti dal lontano Oriente, come dimostrano i loro abiti e il loro aspetto. Non è invece in alcun modo attestato il fatto che essi fossero Re. Sono dunque tre stranieri, tre sacerdoti persiani, capaci di riconoscere nel Bambino il Re di Israele, in virtù dei loro studi e delle loro conoscenze religiose. Erode, invece, che rappresenta il potere politico locale, i suoi sapienti e anche i sacerdoti del tempio non solo lo ignorarono ma, una volta scoperto, tentarono di eliminarlo.Il loro viaggio può essere letto come una metafora molto calzante del cammino tutto interiore che gli uomini si trovano a dover affrontare per superare i propri limiti e giungere alla verità.

 

La Basilica dei SS. Cosma e Damiano e il presepe sono visitabili tutti i giorni  10,00 – 13,00 h e 15,00 – 18,00 h.
Per info e approfondimenti: Sito Web Basilica SS. Cosma e Damiano
Si ringraziano per la disponibilità Padre Daniel e la comunità dei Frati Francescani del Terzo Ordine Regolare.

Pagina a cura di Francesca Ioppi e Andrea Schiappelli.
Foto: Andrea Schiappelli.
“Tarpea” è un character originale di Silvio Costa.